Dimmi che voto hai e (non) ti dirò chi sei.

Il sistema di valutazione scolastico serve davvero ai nostri figli? Pennac, Galiano e le statistiche ci confermano che il voto non è il migliore degli strumenti educativi e anzi…

I voti servono veramente a qualcosa?

La scuola odierna, ancora più che in passato, si preoccupa dei numeri in pagella, di misurare i livelli di apprendimento di uno studente, di valutarlo e giudicarlo senza però comprenderne veramente il potenziale.

La conseguenza più ovvia e naturale è che gli studenti si adeguino al sistema ed entrino nell’ottica che si apprenda soltanto per ottenere un buon voto, per far contenti i genitori e vivere senza la paura di rimproveri e punizioni.

 

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Voto e finalità: i problemi della scuola

Andare bene a scuola per tenere buoni o far contenti i genitori, oppure per ottenere da loro qualcosa. È un meccanismo psicologico oramai presente da decenni, motivo per cui molti ragazzi percepiscono l’ambiente scolastico come ostile e si preoccupano esclusivamente del profitto.

Enrico Galiano, docente e scrittore, ha rilasciato per la rivista Il Libraio, dove sostiene al contrario che esistono esperimenti didattici nel nostro paese e all’estero dove una metodologia alternativa al voto aumenti il rendimento scolastico.

La domanda è: che tipo di emozioni sviluppa un bambino davanti a un 2 in pagella? Il sentimento non può essere altro che quello di rabbia, rifiuto o indifferenza. E in più, la falsa convinzione di non essere portato per quella materia specifica in cui ha preso un cattivo voto.

Qual è la conseguenza della paura del voto?

Lo spiega bene Daniel Pennac, celebre scrittore e professore francese che ha dedicato 30 anni della sua vita all’insegnamento: “Da bambino ero un pessimo alunno, ero un pessimo alunno perché avevo paura di non saper rispondere alle domande che mi facevano gli adulti. Tutta questa paura dell’infanzia si è trasformata in conoscenza. Il mio lavoro da adulto è curare i bambini da quella paura”.

La paura. È un sentimento fin troppo sottovalutato che fa annegare i più piccoli nella convinzione di non valere abbastanza, di non farcela, di non valere niente.

Questa convinzione di non riuscire, questo timore crescono progressivamente, sempre di più, fino al punto di trasformarsi in una decisione nociva per il futuro del bambino: l’abbandono scolastico.

In Italia il tasso di abbandono cresce a dismisura. A confermarlo è il rapporto Eurostat, secondo il quale il nostro paese risulta agli ultimi posti in Europa per numero di laureati, tasso di abbandono e competenze.

Nelle statistiche l’Italia si ritrova nella quart’ultima posizione, seguita soltanto da Romania, Malta e Spagna. I dati parlano chiaro. Se vi sono delle lacune nel sistema scolastico italiano è perché qualcosa non funziona come dovrebbe. 

Innanzitutto ciò che non va, come afferma Enrico Galiano, è l’atteggiamento del mondo dell’istruzione. I voti non incoraggiano bambini e ragazzi, non stanno ottenendo i risultati sperati da ormai molto tempo, poiché tendono a incentivare chi è bravo per differenziarsi dal resto della classe e sfavoriscono chi invece ha bisogno di incoraggiamento e di rafforzare l’autostima.

Di fatto, quella di Galiano non è una condanna verso la scuola italiana (quando questo problema riguarda probabilmente molti altri paesi). Si tratta di avere un approccio autocritico e di provare a correggere e migliorare ciò che non funziona.

 

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Come facciamo da genitori a garantire il successo dei nostri figli?

 

L’abbandono scolastico, le difficoltà nelle varie discipline, le incomprensioni tra maestri e bambini (o peggio ancora tra bambini e familiari) sono tutti elementi che come genitori si temono di più e (purtroppo…) il più delle volte si affrontano nella vita quotidiana.

A volte, a causa del timore che il proprio figlio possa non riuscire nella vita, a causa di quella paura di cui parlava Pennac, come genitori si può essere portati a sbagliare, a non sentirsi all’altezza del proprio ruolo e a esagerare nei toni con il proprio bambino.

Ma la storia insegna che la didattica è anche sperimentazione, e il ruolo dei genitori nell’educazione non è da meno. Esiste un’esperienza didattica unica dove i bambini non si sentono giudicati ma imparano a credere nelle proprie capacità. Tutto ciò sta producendo risultati straordinari, diminuendo contemporaneamente stress e ansia da prestazione e allenandoli alla motivazione e alla sicurezza in sé.

Migliorare come persone e come genitori è un dovere che abbiamo verso il futuro di nostro figlio. Se vuoi scoprire di più, iscriviti al Canale Youtube di Educare Facile.

 

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