DIRE “NO” A TUO FIGLIO È IMPORTANTE: ECCO QUANDO E COME FARLO.

DIRE “NO” A TUO FIGLIO È IMPORTANTE: ECCO QUANDO E COME FARLO.

“Dire di ‘no’ e fissare dei limiti, significa trasmettere al bambino un modello che lo aiuterà a cavarsela in modo autonomo, lo farà sentire al sicuro in famiglia e lo aiuterà a sviluppare le proprie risorse”.

I no che aiutano a crescere, Asha Philips, psicoterapeuta infantile

Quando rispondiamo NO alle richieste dei nostri figli, spesso ci sentiamo in colpa, come se li avessimo privati di chissà cosa.

Per me, è davvero difficile a volte dire di NO.

Anche per te è così? È normale, ci mancherebbe.

Davanti a pianti, richieste, capricci, spesso ci troviamo spiazzati e, un po’ per stanchezza, un po’ per amore, concediamo ai nostri figli tutto quello che ci chiedono.

E danneggiamo la loro autostima.

Infatti quello che non sai è che molto probabilmente (e senza saperlo!) con un bel “NO” puoi aiutare il benessere e l’equilibrio psico-fisico di tuo figlio! Ecco perché.

Sin da piccolissimi, i limiti rappresentano delle frustrazioni ma sono anche una forma di difesa che protegge tuo figlio e lo fa sentire al sicuro.

Se come genitore tendo a soddisfare indifferentemente tutti i desideri che mio figlio manifesta, in realtà non sto ascoltando in profondità i suoi bisogni reali.

“Va bene, ti compro il tablet per giocare ai videogames…”

Di più. Con questo atteggiamento di accondiscendenza, rischio di alimentare in lui illusioni di onnipotenza che nel corso degli anni possono portare a forme di frustrazione ben più profonde.

A volte infatti diciamo di SÌ a nostro figlio semplicemente perché non vogliamo apparire poco disponibili. Spesso purtroppo pensiamo che sia giusto soddisfare sempre i suoi desideri, anche se siamo stanchi, distratti o nervosi: in questo caso però è più opportuno dire di NO spiegando le nostre motivazioni e i nostri stati d’animo.

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Altre volte, diciamo SÌ alle richieste dei nostri figli senza valutare se sia educativo o meno, ma semplicemente perché “Se dico NO…”:

  • … mi sento in colpa (es. “ci sono poco con i figli” / attuo un meccanismo psicologico di compensazione)
  • … mi sento cattivo (“e loro me lo dicono anche!” / ho paura di vedermi rifiutato come genitore)
  • … non sopporto vedere che mio figlio ci stia male (ho paura che non sia felice)
  • … non voglio fargli mancare nulla (anche qui, cerco di compensare le mie carenze)
  • … ho bisogno dell’approvazione di mio figlio (ho bisogno di sentirmi un bravo genitore)

Quando diciamo di SÌ pensando di risparmiare ai nostri figli una sofferenza, in realtà li stiamo privando della capacità di sviluppare gli strumenti adeguati per far fronte alle avversità.

Non è questo che vogliamo per loro.

Non solo. Non dire NO ai nostri figli per paura di un accesso di collera, significa non educarlo a controllare l’aggressività e le emozioni negative.

Tuo figlio ti sfida in una lotta quotidiana, fino al limite delle regole.

Il NO è uno strumento con il quale il bambino sfida l’adulto e lo fa per sperimentarsi, per capire fin dove può spingersi. 

In realtà sta cercando un contenimento che solo l’adulto può fornirgli con un chiaro sistema di limiti e di regole, perché non averne potrebbe generare nel bambino un senso di angoscia e disorientamento e la mancanza totale di punti di riferimento.

Per paura di frustrarli, noi genitori spesso non aiutiamo i nostri figli a riconoscere il confine tra il loro “io” e il mondo, a controllare i propri impulsi, a dominare l’ansia e a sopportare le avversità. Creiamo così situazioni di disagio per la semplice incapacità di dire un NO.

“Lo so che sei arrabbiato e vorresti fare qualcos’altro, ma adesso è il momento di mettere in ordine”.

Il bambino in questo modo capisce che il genitore sta agendo per il suo bene. Sapere che qualcuno è disposto ad affrontare la sua rabbia per il suo bene, gli dà sicurezza.

Tuo figlio non deve ottenere sempre e subito quello che vuole. Ma è importante spiegargli perché.

È vero, quando un bambino non ottiene subito quello che vuole, diventa impaziente e si sente frustrato, ma se l’esperienza del rifiuto ha delle regole precise e delle motivazioni accettabili, il bambino si abituerà e acquisirà fiducia nelle proprie capacità, sviluppando la sua autostima.

L’idea di poter soddisfare ogni bisogno del bambino e di potergli risparmiare ogni sofferenza non lo prepara a vivere in un mondo abitato dall’altro da sé, dagli altri. La mancanza di rifiuti non è realistica e non fa bene a tuo figlio. E di certo accontentarlo di continuo non colma le tue insicurezze: anche in questo caso, infatti, i tuoi dubbi potrebbero influenzare negativamente l’educazione di tuo figlio.

I tuoi SI non fanno bene a tuo figlio.

Avere la libertà di fare tutto ciò che desidera, porta il bambino a crescere senza capire il vero valore delle cose, a non avere il senso del limite e a non avere gli strumenti per affrontare i rifiuti.

Sforzati di dire più NO, con buon senso ed equilibrio. Sii irremovibile, senza urlare né punire, ma argomentando le motivazioni del rifiuto e spiegando le regole della famiglia.

Educare è facile, se sai come farlo.

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