Come gestire litigio tra amichetti e fratelli

Bambini che litigano.

Ed io che scrivo su come litigare “bene”.

Strano, vero? Un articolo su come litigare!

Partiamo da un principio: i bambini hanno il diritto di litigare!

È molto importante per i bambini litigare, purché sia fatto in modo positivo e non distruttivo.

E qui viene il bello! Che significa litigare in modo costruttivo?

Non so se capita anche a te di “smarrire” letteralmente il controllo delle emozioni.

Spesso, bambini e adulti, perdono completamente il lume della ragione durante un litigio, l’atmosfera si surriscalda, i toni diventano roventi e scoppiano le bombe.

In queste situazioni, i bambini si arrabbiano moltissimo e si può anche finire per picchiarsi o piangere a dirotto.

Cosa fare quando i bambini entrano “in crisi”?

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Il Video Corso  che ogni genitore dovrebbe avere per scoprire come liberarsi dalla rabbia, essere più sereno e crescere figli più forti sereni e sicuri di sé. (anche se non hai il tempo di frequentare dei corsi).

Ecco un metodo poco conosciuto e più costruttivo per affrontare queste situazioni di ‘crisi’.

Il litigio è necessario, perché sviluppa nei bambini la capacità di interagire con gli altri in modo efficace. E tu lo sai bene quanto conta nella vita avere buone relazioni!

Praticamente possiamo sostenere che la felicità di una persona dipende in buonissima parte dalla capacità di relazionarsi con se stesso e con gli altri. 

I bambini che imparano sin da piccoli a saper gestire i conflitti, da grande diventeranno adulti più consapevoli ed equilibrati.

Accetti  dei suggerimenti?

PER PRIMA COSA, IMPARA A NON INTERVENIRE E A LASCIARE ANDARE

Di solito, il genitore è portato a interrompere il litigio, intervenendo, proponendo una soluzione, o semplicemente tentando di sviare l’attenzione dei bambini su altro. Questo perché l’adulto tende a vedere nel litigio infantile un problema da risolvere subito.

Commetti anche tu questo errore?

Sarebbe più utile ed efficace non intervenire immediatamente fra ‘i due litiganti’, lasciare che i bambini vivano il litigio, avere fiducia in loro, a meno che non ci sia un reale pericolo per la loro incolumità.

ALTRO PUNTO DA TENERE BENE IN MENTE È CHE I BAMBINI IMPARANO A RELAZIONARSI ANCHE ATTRAVERSO IL LITIGIO

Ogni genitore deve essere consapevole del fatto che il litigio non è violenza in sé, ma un’esperienza di conflitto, una fase importante della crescita del bambino, che rappresenta l’espressione di un’apertura verso una relazione più evoluta.

L’errore più grande che commettono molti genitori è intervenire per cercare di reprimere il conflitto.

La repressione provoca una contrazione emotiva molto forte nei bambini, generando in loro uno stato di colpevolizzazione interna che provoca profonda vergogna. La vergogna si insinua nei meandri psicologici e condizionerà la loro autostima per tutta la vita.

Lo sai che la vergogna ammazza l’autostima vero?

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Per i bambini è molto importante vivere pienamente le relazioni con gli altri. Le relazioni fra bambini avvengono quasi esclusivamente attraverso il gioco. Il conflitto è parte integrante del gioco. Mentre si scontrano, i bambini in realtà stanno condividendo le proprie emozioni.

Tutti i  bambini possiedono la naturale abilità di spostare l’attenzione ‘dall’oggetto del desiderio’, quello conteso con il compagno, verso qualcosa di nuovo. Lasciare litigare significa avere l’opportunità di osservare questa dinamica e comprendere come i bambini ad un certo punto siano assolutamente capaci di auto regolarsi.

Sei disponibile ad aspettare qualche momento senza intervenire?

Quando solo qualche anno fa i bambini giocavano per strada, era impensabile che un genitore, un nonno o un insegnante, intervenisse nei loro litigi. Se la ‘cavavano da soli’ e certamente crescevano più forti.

Certo i tempi sono molto cambiati, e oggi è impensabile un simile paragone, ma fai attenzione a non “ovattare” i tuoi figli in campane di vetro troppo delicate.

Il conflitto stabilisce semplicemente un modo di relazionarsi basato sulla divergenza, sul punto di vista diverso, sul confronto, a volte anche molto acceso, ma che non porta a danni nei confronti dell’altro. Questo ci deve fare riflettere e superare il pregiudizio (etichetta) del bambino colpevole, del bambino che picchia: i bambini non sono sadici, non infieriscono sugli altri bambini, non hanno l’intenzionalità di fare male, ma solo di esprimere se stessi.

Cosa ne pensi dei bambini che non riescono ad essere gentili?

Ecco il mio punto di vista.

Fino all’età di sette/otto anni il pensiero infantile è magico e concreto. Ciò significa che i bambini non comprendono il concetto astratto di ‘giustizia’ perciò fino a quell’età è normalissimo che il bambino non riesca a condividere un giocattolo col fratello o con altri bambini, o che non riesca ad essere gentile verso la sorellina che gli porta via l’attenzione della mamma.

Può essere quindi devastante e traumatico per lui sentirsi colpevolizzato per i suoi pensieri e le sue emozioni.

I bambini che vengono giudicati negativamente per quello che provano, non sentono più la presenza di un adulto che lo educa, ma semplicemente la voce di una condanna. In questo modo la relazione fra adulto e bambino subisce un duro colpo: dovremmo sempre e solo fermare il comportamento pericoloso, mai giudicare l’emozione.

Si può dire: “Questo comportamento è sbagliato, non va bene, non si fa.”

Non si può e non si deve mai dire: “Quello che stai provando è assolutamente inutile, smettila!”

La differenza è enorme.

Tutte le emozioni sono accolte, non tutti i comportamenti lo sono.

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Anche quando il genitore prende posizione per l’uno o l’atro bambino durante un litigio, commette un errore!
Non ha alcun senso cercare il colpevole che ha originato il litigio.

Questo può solo mortificare i litiganti, soprattutto se fratelli, rischiando di creare delle crepe psicologiche basate su paura, vergogna, insicurezza, bassa autostima; tutte cose che potrebbero portare alla depressione pre-adolescenziale. Anche imporre di chiedere scusa, o imporre di ringraziare, o di dare il bacetto alla parte “offesa”, o di andare in un angolo a pentirsi o di riflettere sull’accaduto diventano imposizioni assolutamente diseducative.

Per cui risulta estremamente negativo che gli adulti intervengano durante i litigi tra bambini.

Scopri il segreto per aiutare tuo figlio a saper litigare.

Da piccoli i bambini hanno una relazione speciale, di unità con la madre e, attraverso il litigio,  sperimentano la separazione sia da essa che dai genitori e dagli adulti per loro significativi, arrivando a fare esperienza in prima persona del proprio corpo, delle proprie parole, delle proprie emozioni. Per questo il conflitto risulta molto importante perché diventa uno strumento che aiuta a crescere e a fare sì che i bambini acquisiscano e nello stesso tempo capiscano l’importanza di stabilire tra di loro delle regole, imparando così a costruire la propria soggettività tenendo conto dell’altro e dei limiti da rispettare.

Per aiutare il tuo bambino a “saper litigare” è quindi importante insegnargli a sviluppare delle competenze che gli permettano di litigare con gli altri bambini, da soli e in maniera efficace.

Il ruolo del genitore sarà semplicemente quello di fare il regista, di accogliere la situazione, offrire l’occasione di rivedere il litigio e aiutare i bambini a parlarsi, a esprimere le loro ragioni e le loro versioni dei fatti sostenendo un ascolto reciproco per creare un confronto e trovare una via d’uscita.

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Come fare tutto questo?

Eccoti le 4 mosse fondamentali da seguire.

1) Non  interrompere i bambini durante un litigio e non cercare un colpevole.

Le domande “Chi è stato?”, “Si può sapere chi ha cominciato?”, “Di chi è la colpa?” sono domande rivolte essenzialmente a cercare un colpevole da punire, partendo dal presupposto che litigando i bambini stiano facendo qualcosa di sbagliato, di malvagio, che presenta necessariamente una componente di colpevolezza da parte dei genitori.
Ma i bambini, fino ai 10 anni, per loro  natura, tendono a imitare gli adulti, ad avere un atteggiamento positivo nei loro confronti ed a compiere  azioni che li compiaccino.

Se i bambini si ribellano, è solo perché questo atteggiamento può portargli un vantaggio. L’atteggiamento oppositivo dei bambino è sempre in relazione con l’adulto che lo educa.

È bene quindi che il genitore smetta di giudicare e si concentri sull’osservare cosa accade per comprendere perché il bambino agisce in un determinato modo e quale vantaggio ottiene di conseguenza.

Tra fratelli, è preferibile che il genitore inizi l’ascolto proprio da chi ha manifestato maggiore attrito ed ha “iniziato”.

Inoltre, spesso l’individuazione del colpevole in un litigio tra bambini, risulta davvero inutile e impossibile in quanto è difficilissimo ricostruire cosa sia effettivamente successo, quali siano stati i motivi scatenanti, le cause o i bisogni originari che hanno creato il conflitto.

A volte sono proprio i bambini a non ricordare  cosa sia successo all’inizio!

2) Non imporre la soluzione ai bambini.

Bisogna lasciare che i bambini litighino da soli tra di loro senza imporre una soluzione perché in ogni litigio trovano la capacità di gestire la situazione.
In questo senso. il litigio diventa un compito dal quale i bambini possono apprendere qualcosa in più su di loro, sui loro amici e compagni, possono arricchire la loro conoscenza sulle dinamiche relazionali e della socialità.

Con il litigio esprimono le emozioni, imparano a sviluppare le proprie risorse interiori e ad alimentare la caratteristica infantile della creatività sforzandosi di trovare soluzioni alternative.

Imporre una soluzione invece è un’azione che nasce dal fastidio di affrontare un’armonia infranta, dalla paura che i bambini non riescano da soli ad agire in una situazione di contrasto.

Rappresenta un accordo per garantire la tranquillità, soprattutto degli adulti. Inoltre le emozioni negative che un adulto percepisce davanti a un litigio tra bambini dipendono dal suo vissuto infantile e fanno crescere in lui il timore che il litigio possa degenerare, che si trasformi in violenza e i bambini si possano fare male. Per cui si tende a intervenire, avendo la presunzione di dire ai bambini cosa devono fare per risolvere il conflitto, con varie modalità:

  • si cerca di mettere pace tra i litiganti
  • si cerca di farli giocare insieme
  • si sottrae il giocattolo della discordia
  • si obbliga a condividerlo o se ne fornisce un altro per farli giocare insieme
  • si urla ammonendo di non fare capricci e non urlare.

Ma questo tipo di intervento da parte del genitore è totalmente inefficace e fallimentare in quanto l’imposizione tende a bloccare al momento il litigio ma non lo elimina: esso si ripresenterà sotto diverse forme o sarà motivo di apprendimento in negativo.

Non imporre soluzioni, invece, offre il modo ai bambini di assumersi il compito e la responsabilità che il litigio richiede loro, portandoli a doversi fermare per capire cosa sta accadendo. Perché ogni litigio porta con sé un insegnamento che i bambini devono scoprire vivendo il litigio come occasione di apprendimento e riorganizzazione dei propri potenziali.

3) Permettere  ai bambini di esporre tra loro la  reciproca versione dei fatti.

Un litigio presuppone sempre alla base qualcosa di non detto, che magari gli stessi litiganti non riescono a percepire. Favorire il dialogo tra i bambini, aiutarli a parlarsi, li consente di uscire dalla dinamica ripetitiva assunta durante il litigio e cercare le motivazioni più profonde del conflitto stesso.

L’obiettivo quindi è aiutare il bambino ad ascoltare l’altro e non quello di allontanarlo e azzittirlo per calmare la situazione. Al contrario il genitore deve far parlare i bambini tra loro, chiedendo loro di dare la propria versione dei fatti piuttosto che negarla o sopprimerla perché l’adulto non ammette il litigio.

Parlare delle proprie emozioni e delle proprie difficoltà aiuta i bambini a ridurre la propria tensione emotiva ed è per questo che i genitori devono favorire questo processo, perché parlandosi progressivamente diminuisce la carica emotiva e il conflitto tende ad attenuarsi.

Inizialmente il litigio potrebbe crescere in quanto è presente una forte emotività, ma tenderà a ridursi e a smorzarsi. In questa fase l’adulto ha un ruolo di semplice monitoraggio limitandosi a facilitare il confronto senza intervenire dando indicazioni, giudizi o suggerimenti.

I bambini invece possono parlarsi in diversi modi: verbalmente, tramite dei disegni (dai 5 anni) , oppure utilizzando dei fogliettini  su cui ognuno scrive la propria versione dei fatti da consegnare al compagno, grazie all’adulto che controlla questo processo (dai 6-7 anni).

Questi strumenti vengono scelti di volta in volta dall’adulto in base all’età e gli forniscono un’occasione per attivare nei bambini risorse e creatività.

Quando i bambini hanno l’età giusta, scrivere i bigliettini è molto importante perché nella gestione di un litigio permette loro di dare sfogo alle emozioni e di riconoscerle e spostare su un piano simbolico la comunicazione con l’altro.

Le emozioni in un litigio sono indice di una tensione divergente per questo poi bisogna stimolare i bambini affinché le esprimano attraverso le parole dicendo per esempio “Dai, provate a raccontarvi reciprocamente la versione dei fatti!”.

I bambini di 3-4 anni infatti agiscono più con il corpo durante il litigio, e l’adulto stimolandoli alla parola li aiuta ad evolvere.

Durante questo passo sono molto importanti le domande poste dall’adulto perché devono aiutare i bambini a capire quanto è successo, a consentire la scoperta e l’ascolto dei reciproci sentimenti ed emozioni, a vedere meglio i problemi, a conoscere nuovi punti di vista. Sono domande aperte che volgono più al chiedere per sapere piuttosto che per controllare l’altro.
In tutto questo processo, è l’adulto il responsabile dell’atto dello scambio di reciprocità divergente tra bambini.

4) Sostenere i bambini nel trovare un accordo tra di loro.

Questo è l’ultimo passo e, se i bambini hanno sviluppato la capacità di parlarsi e ascoltarsi efficacemente, a questo punto l’accordo tra loro nasce spontaneo.

Durante quest’ultimo passo, quando tutte le motivazioni sono state espresse dai bambini, è compito dell’adulto, con la massima neutralità, far comprendere ai bambini che ogni ragione è legittima e che non c’è nessuna che prevale sull’altra, per cui ora sono pronti, insieme, a individuare un accordo che non necessariamente deve essere bilanciato tra le parti, ma può portare in sé una rinuncia; ad esempio:

  • può succedere che un bambino rinunci a volere il giocattolo che ha l’altro;
  • può accettare una qualche forma di opinione altrui;
  • possono individuare accordi un po’ particolari in virtù del fatto, come già detto, che fino a circa 8-9 anni il
  • pensiero dei bambini è dominato da una componente magica;
  • oppure possono non riuscire a trovare un accordo e aver bisogno di più tempo per capire la situazione.

Se si seguono questi passi, i bambini riescono ad arrivare ad un accordo tra loro.

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Anche se un bambino dovesse rinunciare al giocattolo sarebbe semplicemente perché è riuscito a stimolare le sue risorse interiori connettendole con gli stimoli interni ed esterni portandolo a trovare in quel momento una soluzione giusta per lui.

Questo ultimo passo viene favorito individuando uno spazio o una stanza dove possano avvenire questi accordi e qualcosa che possa raccogliere i litigi scritti, come ad esempio un quaderno, una scatola.

È importante che questi accordi siano raccolti per testimoniare tutte le volte che i bambini ce l’ hanno fatta, che un accordo è stato possibile. È un esercizio ottimo per l’autostima.

Col tempo i bambini, acquisito questo processo di consapevolezza delle emozioni e di apprendimento del modo corretto di parlarsi e ascoltarsi, imparano a stare da soli e a non rivolgersi più all’adulto perché hanno imparato a stare insieme, hanno imparato a interagire nella criticità e nella complessità delle relazioni, tra amichetti o fratelli.

I bambini hanno imparato che esistono punti di vista diversi dal loro e a trasformarli, con l’altro, in momenti in cui gli interessi comuni trovano un accordo possibile. 

Essere leader non è così difficile come pensi, come tutte le cose si può imparare e io ho creato per te una scuola di crescita personale per darti strumenti concreti e utili da applicare fin da subito per il cambiamento. Ci vediamo dalla parte di chi vuole il successo con i suoi figli!

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